Arboreto-Tarcento - IST. COMPRENSIVO TRAVESIO

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Arboreto-Tarcento

SCUOLA PRIMARIA > Pinzano al T.

ALL'ARBORETO E VIVAIO PASCUL

LEGENDA
 parte narrativa
 parte informativa

 parte
descrittiva
 parte
riflessiva


Ieri, 18 ottobre 2018, siamo andati all’arboreto e vivaio Pascul di Tarcento, dove ci ha accolti il signor Michele.
Lui ci ha spiegato l’importanza degli alberi: ci offrono l’ossigeno, le loro radici tengono saldo il terreno, impedendo le frane, la legna è necessaria per fabbricare i mobili e le case e per essere bruciata e riscaldare. Inoltre, gli alberi sono utili per ricavare la carta per i quaderni, i libri e i fogli; poi ci producono anche i frutti con dentro i semi, così quando li sputiamo cresce un nuovo albero. Sono anche bellissimi: quando li guardi ti danno felicità e rendono i paesaggi più belli e accoglienti.
In questo vivaio regionale coltivano solo le specie autoctone, cioè tipiche del Friuli Venezia Giulia, e rispettano il loro habitat.
Poi Michele ci ha fatto osservare tanti semi di alberi di diverso tipo: c’erano castagne, noci, semi più piccoli, altri colorati, altri ancora sottili e lunghi come stuzzicadenti.

In natura gli alberi hanno varie strategie per riprodursi: l’acero, ad esempio, ha i semi con le ali per poter volare, il ciliegio invece attira gli uccelli e altri animali che mangiano il frutto e lasciano più lontano il seme con i loro "bisognini" che lo concimano.

Il signor Michele ci ha mostrato come seminare: prima bisogna raccogliere i semi e interrarli in piccoli vasetti, poi, appena cresciuti, si cambiano di vaso e si mettono in contenitori più grandi.
Abbiamo osservato che nel vasetto c’erano delle scanalature che impedivano alle radici di girare in tondo e le obbligavano a crescere verso il basso. In questo modo l’albero cresce più saldo.
Ogni vaso ha la sua etichetta che serve a riconoscere la pianta; sopra c’è scritto il nome della famiglia e della specie in latino, ma anche tutta la sua storia.
Un altro metodo per coltivare gli alberi è il taleaggio: si pianta un rametto a cui spunteranno nuove radici fino a diventare un nuovo albero.





Però in questo modo gli alberi che si ottengono sono tutti uguali, invece in natura è bene ci siano più varietà possibili in modo da essere più resistenti e potersi evolvere.
Dopo aver visitato il vivaio, abbiamo passeggiato nell’arboreto, un bosco "ordinato" con pochi alberi, ben distanziati tra loro.


L’arboreto era vestito con i colori dell’autunno: tantissime sfumature di marrone, verde, giallo e arancione.
A terra si potevano vedere tante foglie cadute, ghiande grasse, radici sporgenti e appiccicose che assomigliavano a serpenti, aghi pungenti del pino, semi piccoli, gusci striati, cappellini delle ghiande che sembravano caschetti di soldati.
Ad un certo punto, in una piccola radura abbiamo notato dei funghi che spuntavano in mezzo alle foglie secche: erano bianchi con delle sfumature marroncine al centro, sembravano delicati ombrellini, forse appartenenti a qualche piccolo gnomo.





Poco più in là la terra era tutta scavata: un cinghiale era passato di lì alla ricerca di cibo.
Più tardi abbiamo utilizzato le ghiande di quercia rossa raccolte nell’arboreto e le abbiamo piantate in un piccolo vaso. Il vasetto andava riempito di terra:
era soffice e in alcuni punti più compatta, c’erano dei sassolini chiari, dell’argilla e alcune palline gialle di concime. Ognuno di noi ha scritto il proprio nome sul suo vaso.




Poi abbiamo rinvasato una piantina di rovere in un vaso più grande; Teresa era tutta contenta perché vicino alla sua era cresciuto un piccolo funghetto.

Prima di salire sull’autobus, ci siamo divertiti in un labirinto creato con delle piante tutte uguali. Al suo interno c’erano però anche degli alberi diversi: bisognava osservarli con cura e, all’uscita del labirinto, riconoscere le loro foglie.
Una delle piante che abbiamo trovato esisteva già nella preistoria e si chiama Ginko Biloba:
la sua foglia sembra un ventaglio fatto di aghi tutti uniti fra loro.

Trovare l’uscita del labirinto era un po’ difficile e qualche bambino di quinta non riusciva, ma alla fine ce l’ha fatta.
Poi abbiamo caricato i vasi e le piantine sullo scuolabus e siamo tornati a scuola.
È stata una gita ricca di emozioni e di sorprese!


 
 

Classe quarta: Giada, Arianna, Siria, Teresa, Raul, Samuele, Daniel e Egli.


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